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Umago nei secoli

Le prime testimonianze di insediamenti umani sul territorio umaghese risalgono a tempi remoti e furono rinvenute lungo la costa. Il mare offriva cibo a volontà e serviva da collegamento con altri popoli e civiltà. Però, nei periodi di instabilità bisognava cercare riparo e tale scopo  si prestarono bene le alture nell’immediato entroterra. Tuttora sono visibili i resti dei castellieri eretti sui colli Romania, San Pietro, Colombania, Ungaria, ma il loro numero è nettamente maggiore. Si distinguono per la caratteristica cinta muraria in pietra a secco, entro la quale i primi abitanti abitavano o trovavano riparo. Il panorama che si gode da queste alture è ammaliante.

L’espansione romana interessò pure l’area umaghese. Il dominio romano portò pace e prosperità per alcuni secoli. Lungo la costa e nella campagna adiacente vennero erette diverse ville marittime e ville rustiche, le quali, oltre alla funzione abitativa, disponevano di strutture per la produzione dell’olio d’ oliva, del vino, l’estrazione della porpora ed altro. La mole ed il lusso di alcune ville è ammirevole. Furono dotate di terme, con interni abbelliti da pavimenti musivi. I loro resti architettonici sono visibili lungo la costa, esposti all’ effetto logorante delle mareggiate e (talvolta) dall’incuria umana.

La pace e la stabilità venne interrotta dalle incursioni dei cosidetti popoli barbarici. L’Istria venne risparmiata per lungo tempo da distruzioni e saccheggi, pertanto la popolazione delle provincie contermini vi cercava riparo e migrava in questa zona. Le condizioni di vita deteriorarono e l’instabilità aumentava. Le ville fungevano da riparo per i nuovi arrivati. Sebbene le attività economiche non subirono mutamenti sostanziali il fasto ed il lusso scemarono. Il cristianesimo, quale nuova religione che progressivamente acquistava  importanza a livello statale, ben presto ebbe i suoi seguaci anche in territorio istriano. Nei tempi insicuri a cavallo tra il quarto ed il quinto secolo, sul territorio dell’impero orama in declino, sorsero comunità cristiane che a breve tempo assunsero pure il potere temporale. La corte imperiale, messa in fuga dalle scorrerie dei barbari,  si riparò a Ravenna, ove l’ultimo imperatore venne deposto da Odoacre proclamatosi re. Neppure tali avvenimenti drammatici non nuocquero al nostro territorio. La vita continua, ovviamente in un contesto mutato. I pochi abitanti erigono gli insediamenti sfruttando a tale scopo la particolare morfologia del territorio: piccoli isolotti a poca distanza dalla terraferma. Su antiche spoglie sorse Humagum/Umago. L’origine di questo toponimo fu a lungo oggetto di diatribe. I vecchi autori sostenevano l’idea dell’origine celtica, altresì di un amalgama tra sostrato celtico del toponimo con il suffisso latino,  aggiunto nel periodo romano. Le ricerche compiute recentemente hanno cofutato completamente tale teoria per un semplice motivo: la presenza dei Celti in questo territorio non è stata accertata.

La vita durante l’Alto Medioevo non era alquanto facile. Stretti dentro la cinta muraria, i nostri antenati si sostenevano con la pesca, l’allevamento del bestiame e l’agricoltura. In caso di pericolo assumevano il ruolo di difensori, talvolta con maggior successo e talvolta, purtroppo, con successo minore. 

Ravenna rimase per lunghi secoli centro politico e militare e l’Istria vi fungeva da fonte di approvvigionamento. Con l’avvento dei Longobardi e successivamente dei sovrani Franchi sul nostro territorio venne instaurato un nuovo sistema economico e politico – il feudalesimo, basato sulla concessione delle terre alla nobiltà e alla chiesa. Questo sistema trovò opposizione presso le città che conservarono il loro ordinamento municipale, sopravvissuto sin dall’epoca romana. In quelle circostanze mutate i centri urbani persero importanza. Umago e Sipar quali centri maggiori e storicamente attestati condivisero la sorte delle rimanenti città e borghi istriani, specialmente dopo avvento del dominio veneziano

La storia della Serenissima è legata alla distruzione di Aquileia, importante città dell’Impero romano, già capitale della X Regio Venetia et Histria, rasa al suolo dagli Unni durante l’incursione in Italia. Aquileia fu, per l’appunto, il caposaldo dal quale i romani inziarono la campagna per la sottomissione dell’Istria. Con la distruzione di questa città importante, la popolazione cercò riparo sulle isolette rese inacessibili dalle lagune, ed ivi fondò nuovi abitati quali Torcello e Rivo Alto,  dai quali nacque Venezia. Schieratasi inzialmente a fianco dell’Impero bizantino, e successivamente liberatasi dal suo giogo sfruttando la sua debolezza, Venezia espande la propria influenza grazie al commercio. D’altro canto l’espansione veneziana cagionò conflitti con i vicini, in prim’ordine con il Patriarcato di Aquileia, appartenente all’orbita di influenza degli eredi di Carlo Magno.

Per Umago e le sue terre questi eventi furono nefasti. Ebbe inizio un periodo saccheggi e distruzioni. Nel nono secolo i sudditi di Domagoj, principe croato, i quali disturbavano le rotte commerciali veneziane con incursioni piratesche, misero a sacco Umago.  La rivendicazione della giurisdizione sulla cittadina costrinse i suoi abitanti a cercare un nuovo protettore che garantirebbe  pace e prosperità, nonché libero commercio. Umago chiese protezione alla Serenissima, diventando suo territorio nel Quattrocento. Però la dedizione a Venezia non segnò la fine dei sopprusi. I dissidi tra Venezia e Genova che degenerarono in scontro aperto interessarono pure Umago, attaccata e messa al sacco ripetutamente. Il pericolo cessò appena verso la fine del Cinquecento. 

Umago rimase sotto l’egida veneziana sino alla sua fine avvenuta nel 1797. Quantunque dotata di ordinamento municipale, la città dipendeva completamente dal governo centrale che vi nominava il podestà. Norme severe penalizzarono lo sviluppo di Umago, pertanto il suo porto era esclusivamente in funzione di transito per le merci in arrivo a Venezia. 

Il problema che affliggeva Umago, come del resto tutti gli abitati della costa Istriana, era l’acqua potabile e la precarietà delle condizioni igieniche. Data la morfologia del territorio, contraddistinta da zone paludose, la malaria dilagava per vari secoli e venne debbellata appena nella prima metà del Novecento. La popolazione fu duramente provata da cicliche epidemie di malaria, colera e peste verificatesi nel XV, XVI e XVII secolo. La crisi demografica costrinse le autorità veneziane  a ripopolare le terre abbandonate con nuovi abitanti oriundi della Dalmazia, nonché possedimenti resi insicuri dall’avanzata turca. La struttura etnica e linguistica mutò nel corso dei secoli: l’ambiente rurale ove la presenza slava è attestata sin dal VII secolo, assunse sempre di più carattere slavo, ovvero croato, mentre lungo la costa e gli agglomerati urbani conservarono la lingua e la cultura italiana.

Umago condivise le sorti della Serenissima diventando, dopo la sua caduta, parte delle Province illiriche istituite da Napoleone. La breve parentesi del governo francese venne segnato da un incidente alquanto increscioso. Difatti, un reparto di marinai inglesi sbarcati da una nave che dava la caccia a bastimenti battenti bandiera francese, venne notato e messo agli arresti, però l’esigua guardia comunale non poteva opporsi ai britannici che liberati i propri uomini, bruciarono per ritorsione l’archivio comunale.

Con l’attenuarsi della situazione in Europa, l’Istria entra a far parte dell’Impero asburgico. L’amministrazione austriaca mantenne l’ordinamento comunale di epoca veneziana. Le vicende politiche in Italia, specie il Risorgimento ebbero eco pure sulla penisola istriana, specie tra la nobiltà e gli intellettuali locali, il che diede motivo di preoccupazione alle autorità, intenzionate a mantenere la sovranità asburgica nell’Italia settentrionale con misure repressive. L’idea dell’unità nazionale ebbe riscontro nella cultura e nella letteratura. Gli intellettuali istriani, specie studenti dell’Ateneo Patavino, o residenti negli altri centri culturali italiani, aderirono ai motti risorgimentali, mossi da sentimenti patriottici. Questo fenomeno provinciale, essendo compiuta l’unificazione dell’Italia, ebbe come seguito l’irredentismo, soventemente spinto da sentimenti antiasburgici come pure da sentimenti antislavi. I sostenitori dell’irredentismo esaltano la continuità storica della cultura latina e veneziana. L’interesse storico-scientifico verte parimenti sulla romanità intesa come base della cultura italiana. Anche la produzione letteratura risente di questa carica patriottica. L’impegno degli intellettuali italiani dell’Ottocento si estese sul campo politico. Parallelamente all’irredentismo, in Istria nasce il movimento nazionale slavo. I sostenitori più fervidi risultano i sacerdoti croati e sloveni ed insegnanti che incentrano il proprio impegno nel contesto dell’emancipazione nazionale e sociale del maggioranza slava. Gli scontri degenerarono a tal punto che Vienna fu costretta a sciogliere la Dieta provinciale istriana avente sede a Parenzo.

L’Ottocento ed dominio asburgico portarono diverse novità sul territorio umaghese. L’agricoltura quale principale attività economica assunse maggior importanza. Il giogo del monopolio veneziano ebbe fine. Trieste divenne centro di una fervida attività commerciale, collegata al suo hinterland naturale: l’Istria. Le autorità austriache promossero ed ultimarono un gran numero di opere d’infrastruttura: la sistemazione di porti e la costruzione delle strade. Per Umago e le sue terre, va menzionata la costruzione del faro di Salvore che portò maggior sicurezza nella navigazione marittima nel Golfo di Trieste. Il porto di Umago venne maggiormente protetto con la diga frangiflutti. A cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento vennero sistemate le rive ed il molo d’approdo.

I collegamenti marittimi con Trieste diventarono quotidiani essendo istituita una società di navigazione a vapore. I prodotti agricoli: il vino, l’olio d’oliva, la legna da ardere, come pure i prodotti ortofrutticoli di stagione venivano spediti a Trieste. Il perno della produzione agricola era costituito dalle grandi tenute, dette localmente - stanzie. Tra esse va senz’altro menzionata la vasta stanzia Seghetto, proprietà della famiglia De Franceschi, la Stanzia Grande o Villa Cesare, i cui edifici fastosi, sebbene in stato fattiscente, testimoniano tuttora la loro grandezza e l’importanza.

Le famiglie De Franceschi e Manzutto, grandi proprietari terrieri, hanno il merito per quanto concerne il progresso economico di Umago, essendo pure padroni incontrastati della città. Politicamente attivi, diversi componenti assunsero la carica di sindaci o deputati della Dieta provinciale istriana. Furono promotrici di diverse iniziative economiche quali: la cantina sociale, il mulino, il conservificio e furono meritevoli, tra l’altro, anche per quanto attiene l’introduzione di nuove tecniche agricole. Significativo pure il loro impegno nel settore turistico, essendo fondatrici dei primi stabilimenti. Agli inizi del Novecento venne istituita la società turistica, mentre Antonio Coslovich costruì il primo albergo “Al leone d’oro”, dotato di una sala-teatro. Lungo la costa vennero costruite diverse pensioni e piccoli alberghi. Allo spuntare della Prima Guerra mondiale venne ultimata la ferrovia a scartamento ridotto Trieste-Parenzo, la gloriosa “Parenzana” che doveva essere dotata di una diramazione per Umago un progetto, purtroppo, rimasto incompiuto.

Lo sviluppo della città fu interrotto bruscamente con lo scoppio della guerra. Vista la vicinanza del fronte, e gli aperti sentimenti antiaustriaci, le autorità erano sospettose, specie a causa delle frequenti fughe di irredentisti che aderivano come volontari del Regio esercito italiano. Umago vide la fine della Prima Guerra mondiale stremata dalla miseria e carenza di ogni genere. La dissoluzione della Monarchia austro-ungarica e l’arrivo del governo italiano venne accolto da certuni con giubilo, da altri con rassegnazione e preoccupazione. Le nuove autorità ordinarono la chiusura delle scuole in lingua d’insegnamento croata adottando perseguimenti politici nei confronti degli opponenti al regime. A livello economico, l’Italia  colpita da sanzioni internazionali doveva contare sulle proprie risorse, specie per quanto riguarda la produzione agroalimentare. Umago e i suoi dintorni mantennero il proprio carattere rurale. La cittadina non subì sostanziali mutamenti nell’assetto urbanistico, mantenendo il suo impianto medievale. Generalmente, il ventennio fascista non migliorò le condizioni socioeconomiche. La realizzazione dell’Acquedotto istriano risolse il problema cronico dell’approvvigionamento idrico della penisola, mentre le grandi opere di bonifica progressivamente  portarono allo sradicamento della malaria.

Il nuovo conflitto mondiale era già alle porte. L’esercito italiano arruolava i giovani istriani per la campagna d’Africa. Con l’armistizio del settembre del 1943, Trieste, l’Istria e Fiume con le isole quarnerine vennero annessi al Terzo Reich formando il cosidetto Litorale Adriatico o Adriatisches Küstenland. Le forze d’occupazione tedesche adottarono misure repressive, specie verso i simpatizzanti dei partigiani o membri della resistenza. L’evento tragico che mise in lutto diverse famiglie umaghesi avenne il 9 settembre 1944 allorché il piroscafo San Marco sulla linea Umago – Trieste venne attaccato da un’incursione aerea alleata. Morirono 154 persone.

Umago venne liberata dai nazifascisti il 6 maggio 1945 e questa data viene celebrata come Giornata della città.

L’immediato dopoguerra scrisse senza mezzi termini le pagine più dolenti della storia istriana. La questione del confine italo-jugoslavo divenne un incidente internazionale ed un potenziale focolaio per un’altro conflitto bellico. La storiografia identifica questo periodo con il termine “Crisi di Trieste”. La diplomazia internazionale ha proposto come provvedimento provvisorio l’istituzione del Territorio Libero di Trieste, diviso in due zone: la Zona A, retta dal Governo militare anglo-americano e la Zona B, retta dal Governo militare jugoslavo. Però le tensioni non ebbero fine: le dimostrazioni si avvicendavano a ritmo giornaliero, le persone scomparivano in circostanze oscure, la forte propaganda antiitaliana e antijugoslava fomentata da ambo le parti portava ulteriore insicurezza presso la popolazione. La confisca dei beni, la nazionalizzazione ed altre misure impopolari indussero gli istriani e tra loro molti umaghesi, sebbene la città  faceva parte della Zona B tel TLT, ad abbandonare le proprie dimore. Iniziò l’esodo della popolazione che stravolse completamente la struttura demografica e sociale, lasciando ferite profonde che non si sono rimarginate a distanza di oltre mezzo secolo. Il Territorio Libero di Trieste sopravvisse fino al 1954, allorché la Zona B di cui Umago fece parte, passò alla Jugoslavia, ovvero alla Repubblica Popolare di Croazia. La maggior parte degli umaghesi italiani seguì la strada dell’esodo. La “città vecia” divenne un luogo disabitato. Ebbe inizio una nuova parentesi della storia di Umago. 

Le nuove autorità avviarono grandi investimenti onde migliorare la ricostruzione economica e sociale: venne costruita la Casa della cultura, una struttura che ancor oggi domina il centro cittadino con la sua mole. Venne inaugurato il cementificio, ammodernato il conservificio, costruita la nuova cantina sociale, mentre i vecchi latifondi vennero convertiti in una grande azienda agricola.  Inizia il processo di insediamento della nuova popolazione. Anche il settore alberghiero segna una lenta ripresa che nei prossimi decenni si attesterà come principale settore economico. Negli Anni 60 vengono costruiti i primi alberghi, tra i quali spicca per la sua grandezza l’“Adriatic” nel quale venne aperto il casinò, fatto alquanto inconsueto per il nuovo ordinamento sociale. Negli Anni 70 la costruzione delle strutture alberghiere raggiunge l’auge: vennero realizzati vasti campeggi e nuovi insediamenti turistici come quello di Cattoro. In tutti i segmenti Umago vive un incredibile boom. Per quanto riguarda l’assetto amministrativo, verso la metà degli Anni 70 venne effettuato l’accorpamento dei comuni di Umago, Cittanova e Buie in un unico ente amministrativo: il Comune di Buie. Essendo siglati gli Accordi di Osimo, il territorio di Umago entra a far parte della zona di confine che portò vantaggi nel contesto degli scambi economici ed un flusso più liberale delle merci. Umago durante l’ex Jugoslavia riceve diverse volte il titolo di “Campione del turismo”, soprattutto per l’enorme numero di pernottamenti durante l’alta stagione. Gli Anni 80, nonostante la recessione nel paese, non rallentarono il ritmo dei grandi investimenti. Venne realizzato il porto turistico che cambiò radicalmente il volto della città. Venne realizzata la nuova scuola elementare ed il centro commerciale. L’edilizia residenziale, sia pubblica che privata è in piena espansione.     

In tali circostanze, la dissoluzione dello stato federale e la guerra segnarono gli eventi futuri. Umago accoglie sfollati e profughi provenienti dalle zone della Croazia e Bosnia colpite dalla guerra. L’economia segna un periodo di stallo. Molti umaghesi partono per la guerra essendo richiamati, altri trovano impiego in Italia. In tali circostanze, nel 1993 Umago diventa nuovamente comune autonomo. Due anni più tardi, nel 1995 assume lo status di città. Con la fine della Guerra patria, inizia il risveglio economico della città. Sebbene molte aziende cessarono la propria attività, come ad esempio lo stabilimento tessile “Elegant”, l’Azienda agricola Umago, e successivamente la fabbrica cementi, altri settori, preminentemente quello turistico registrarono una forte crescita. Umago diventa un rinomato centro di villeggiatura, noto soprattutto per il torneo internazionale di tennis della serie ATP – “Studena Croatia Open”, parimenti per la pregevole offerta enogastronomica.

Fonte: Monografia della Città di Umago (2012) 


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